Il facility manager, alleato aziendale per il “giusto freddo”

12.10.2019

Il facility manager, alleato aziendale per il “giusto freddo”

Riportiamo l’articolo pubblicato su “zerosottozero” nr.76 Settembre 2019 in cui è intervistata Elisabetta Bracci di Jump Facility che spiega qual è il ruolo del Facility Manager in Italia

Il facility manager è un ruolo che sta prendendo piede anche in Italia. Tra le varie attività può svolgere un ruolo importante anche per conciliare le necessità di “fare freddo” con l’efficienza energetica e, in generale, nel comparto della refrigerazione. Lo spiega la facility manager specialist, Elisabetta Bracci.

Si chiama facility manager, ma a volte è difficilmente percepita la sua importanza. Eppure, è una figura davvero importante. Sì, perché il facility management, come specifica la norma EN15221, è una vera e propria scienza aziendale che controlla tutte le attività che non riguardano il core business di un’azienda, ovvero produttività d’ufficio, utility, sicurezza, telecomunicazioni, servizio mensa, manutenzioni. Tra le attività di sua competenza possono rientrare quelli riguardanti la gestione, conduzione e manutenzione di impianti tecnologici quali quelli di refrigerazione, oltre che di riscaldamento e trattamento aria.
Negli anni la sua importanza è aumentata negli ultimi anni e si prevede che tale figura professionale entrerà in sempre maggiori aziende.
Secondo un report Markets and Markets, per questo ambito si prevede una crescita dai 32.21 miliardi di dollari del 2017 ai 59.33 miliardi del 2023, con un CAGR dell’11.4%.
Ma che ruolo ha il facility manager, in generale e in particolare nel dover conciliare le necessità di “fare freddo” con l’efficienza energetica?
Lo abbiamo chiesto a Elisabetta Bracci, Facility Management Specialist e Network Manager di Jump Facility.
«L’approccio al facility management, vale a dire la gestione dei servizi alle persone e agli spazi di lavoro, deve essere integrato con tre dimensioni di azione: sicurezza, qualità ed energy management. Questo perché tramite i processi di integrazione, è possibile individuare e ridurre il costo totale dei servizi di manutenzione e gestione impiantistica attraverso un bilanciamento delle reali esigenze aziendali. Un esempio su tutti: nel momento in cui si progetta e si appalta la costruzione di un nuovo impianto di climatizzazione è impensabile non valutare i suoi costi manutentivi nel tempo, il suo consumo energetico, la sicurezza del suo posizionamento e la qualità prevista del servizio che si andrà ad erogare in termini di business continuity e termo-regolazione di zona. Questi sono i passi che da subito assicurano un livello di servizio ottimale per quel determinato ambiente lavorativo, con la dovuta flessibilità di utilizzo nel tempo».
È la stessa specialista a spiegare che in Paesi quali l’Italia è indispensabile conciliare la necessità di climatizzazione ambiente ed un approccio energy wise sia in aziende produttive che negli spazi adibiti ad uffici. «Lo comprendiamo bene se pensiamo che la superficie totale degli edifici lavorativi presenti in Unione Europea al 2016 era di circa 12,5 miliardi di metri quadrati, di cui 1.126 milioni riscaldati e 846 milioni raffrescati. Il consumo energetico annuo UE per il raffrescamento è pari a circa 18 TWh/anno, ossia un consumo medio di 22 kWh/mq per anno. Mentre in numerosi Paesi europei la superficie raffrescata è inferiore a quella riscaldata, tutto il bacino Mediterraneo ha una alta incidenza di costi e consumi legati al raffrescamento, dovuta al fatto che le superfici riscaldate sono equivalenti a quelle raffrescate, mentre in altre zone UE si raffresca circa il 70% della superficie lavorativa». Quindi energy management e gestione del raffrescamento devono essere saldamente interconnessi in Paesi come il nostro, anche per la “banale” climatizzazione ambiente.
Quali sono gli aspetti, nella gestione del freddo, di cui deve occuparsi il facility manager?
Sono sicuramente molteplici e possiamo riassumerli in tre macrofamiglie. Il primo impatto è quello sul benessere delle persone in ambiente, ovvero sulla sensazione di comfort data da determinati valori di temperatura, umidità e qualità dell’aria. Ottenerlo e mantenerlo non è banale, soprattutto in contesti industriali dove l’operatore a bordo macchina si trova a “subire” il calore emesso dalle macchine stesse o dove gli operatori logistici sono sottoposti a forti sbalzi di temperatura tra gli ambienti interni riscaldati/climatizzati e gli ambienti esterni. In questi casi si creano correnti interne agli ambienti che causano un forte discomfort, attenuabile spesso con interventi di tamponamento, quali impianti frigoriferi a bordo macchina e vestiario adeguato. Il secondo impatto è legato alla business continuity e alla qualità di prodotto: settori come quello farmaceutico, food&beverage e i data center hanno processi che richiedono standard termo-igrometrici stringenti.
Se i parametri non sono rispettati correttamente o se avviene un fermo impianto, l’inerzia dell’ambiente non è in grado di sostenere la variazione termo-igrometrica, comportando rischi quali il fuori specifica di interi lotti di produzione o la sofferenza degli apparati elettronici, che porta ad ingenti danni economici.
Il terzo impatto è quello legato alla sicurezza: in ambienti ad atmosfere esplosive (ATEX) una semplice scintilla o l’aumento della temperatura può causare un’esplosione. Qui i corretti parametri termo-igrometrici concorrono alla tutela della salute e sicurezza delle persone.
Quale importanza assume questo ruolo nella grande e nella piccola azienda? In questo secondo comparto che benefici potrebbe avere contare su questo ruolo nella gestione ottimale ed efficiente del freddo?
In realtà, a mio parere, la grande differenza non è insita nella dimensione aziendale, quanto nel core business. Una piccola azienda che produce insaccati ha parametri più complessi da rispettare rispetto a un grande capannone che ospita la produzione di bulloni. Riprendendo i tre punti iniziali, il facility manager deve avere varie accortezze per assicurare un servizio di alto livello. Sicuramente è molto importante effettuare sopralluoghi frequenti in campo e mantenere un canale di dialogo aperto e trasparente con le rappresentanze sindacali, per avere un feedback costante sul livello di comfort in ambiente. Inoltre, bisogna aprire un tavolo di  lavoro e comunicazione costante con il responsabile di produzione e il responsabile di qualità, per definire specifiche sul funzionamento impiantistico che siano condivise e sottoscritte. Per offrire flessibilità ed elevati standard ambientali è fondamentale essere a conoscenza delle strategie di sviluppo/contrazione aziendale, poiché il piano strategico delle facilities è definisce lo sviluppo infrastrutturale nel tempo: per esempio, un nuovo tipo di isola robotizzata o un nuovo layout dello shop-floor possono cambiare sostanzialmente il carico termico ambientale, rendendo l’impiantistica inefficiente per sostenere la flessibilità richiesta.
La tecnologia che importanza riveste nell’aiutare il manager a dover rispondere a più esigenze?
Ancor prima della tecnologia dobbiamo considerare la parte fisicaarchitettonica degli stabilimenti, che deve favorire la corretta gestione climatica: un doppio volume e grandi open space comportano gravi difficoltà di termoregolazione di prossimità e vanno quindi adattati alle esigenze climatiche interne agli ambienti, solitamente tramite controsoffitti e pareti divisorie. Passando alla parte fisica e digitale, uno dei punti focali per un corretto ed efficace condizionamento, soprattutto in ambienti che richiedono parametri termo-igrometrici molto stringenti, è il sistema di termoregolazione in campo e l’algoritmo di funzionamento che lo governa. La isposizione delle sonde in ambiente è il primo passo, poiché un posizionamento non ben calibrato può creare scompensi. I dati ambientali rilevati dalla rete di sonde vanno poi a influenzare l’algoritmo di funzionamento che gestisce non solo la parte di generazione frigorifera, ma anche la distribuzione del raffrescamento per zone – solitamente termoregolate e contabilizzate. Quindi il software di supervisione e controllo assolve a varie funzioni: non solo quella di gestione attiva e passiva delle apparecchiature (set up e allarmi), ma anche quella di storicità del dato, fondamentale in caso di problematiche o fuori specifica dei lotti. ■

 

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