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Nel convegno della nostra Rete d’impresa YOUFM del 2014 e del 2015 abbiamo avuto l’onore di avere, fra i nostri illustri relatori l’economista Stefano Cordero di Montezemolo. Venerdì 17 novembre u.s. Viero Negri, il nostro Manager di rete,lo ha invitato ancora una volta a Bologna in occasione di una serata targata Club Atlantico.

Le tematiche economiche affrontate sono state diverse, desideriamo condividere i contenuti del convegno anche perché vi sono alcuni aspetti strettamente legati ad alcuni servizi erogati dalla nostra rete d’impresa, sia a carattere economico internazionale, come per la Ferretti Impianti, sia per quanto concerne il settore alimentare, in questo caso per Amedea Servizi, che gestisce diverse mense aziendali e sanitarie.

SCdM ha aperto il proprio intervento ricordando il principio storico della spada e della moneta: il sovrano governava i territori attraverso la spada che rappresentava l’offesa e con essa la capacità di conquistare nuovi territori e quindi di battere moneta, cioè creare un sistema finanziario integrato.

La discussione è poi passata alla Nato, ricordando che non è mai stata formalmente attiva fino a quando il muro di Berlino crollato. Oggi molti Paesi stanno seriamente valutando l’opportunità di continuare ad appartenervi o meno, questo soprattutto per questioni ti tipo economico a partire proprio dall’America (questo sin dalla dalla presidenza Obama). Per gli Stati Uniti il carico economico è eccessivo rispetto agli altri Paesi Nato, considerando che, da Patto Nato, tutti i Paesi aderenti devo contribuire economicamente con il versamento del 2% del PIL in relazione alle spese militari e oggi sono soltanto cinque i Paesi che rispettano tale regola e fra cui la Grecia, pur versando nelle condizioni che conosciamo bene. L’Italia non è fra questi versando soltanto lo 0,9% del PIL per le opere militari, la Francia l’1,8% e la Germania l’1,2%.

Il problema – ci ha raccontato Montezemolo –  sta nel grande limite della costruzione dell’Europa. La più grande debolezza sta proprio nell’incapacità di costruire un sistema militare comune, fattore che va ad inficiare negativamente sul sistema economico e politico comune e qui ritorna il principio della spada e della moneta. Il questione nasce negli anni 50 quando alla Germania, che aveva perso la II guerra mondiale, gli era stata inibita la possibilità di disporre di un proprio sistema militare di difesa, l’Italia si trovava in una situazione al limite, mentre la Francia decise di uscire completamente dalla collaborazione con gli Stati Uniti costruendo un proprio sistema di difesa. Poi lo scenario internazionale negli anni viene a cambiare: anche il Giappone, che fino a 10 anni fa si trovava nella medesima situazione della Germania e poteva disporre soltanto di un numero limitato di armamenti, oggi, soprattutto alla situazione coreana, ha ampliato il proprio sistema di difesa.

L’apparato militare deve essere forte e credibile, proprio perché la capacità di difesa di un Paese è l’elemento fondamentale per la sua credibilità. Ci hanno raccontato – prosegue ScdM – che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna godono dei sistemi economici più liberisti al mondo e quindi sono in grado di vivere uno sviluppo economico maggiore rispetto a quello di noi italiani, dove esiste troppa funzione pubblica, dove lo Stato ha amministrato e amministra tuttora troppe aziende e dove la Cassa Depositi e Prestiti ha partecipazioni ovunque. Ma la vera differenza è soltanto una: la Gran Bretagna ha da sempre investito ingenti risorse nella ricerca per le spese militari, gli Stati Uniti in spese aerospaziali. Gran parte dell’innovazione tecnologica è prodotta dalla ricerca tecnologica proprio in questi due ambiti: quello militare e quello spaziale.

Infine è stato affrontato il tema del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership = Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti) e le criticità nell’approcciarsi ad un sistema economico integrato di questo tipo. Il TTIP mira ad un grande spazio economico per aumentare le possibilità di sviluppo e crescita (abbattendo dazi e differenze normative), ma ha un grande limite: le regole di standardizzazione che mirano ad uniformare i processi e quindi i prodotti. Si tratta di un sistema che aiuta le multinazionali e penalizza drasticamente la produzione non seriale, quella specializzata e tipica, proprio come è quella italiana, dove la produzione non può essere omogeneizzata. Questo va a snaturalizzare la propria capacità distintiva. La vera criticità della globalizzazione è quindi la dimensione finanziaria, in cui, in un sistema globalizzato il sistema economico è integrato, dove i prodotti vengono commercializzati in maniera equivalente in tutto il mondo con standard comuni.

Proprio in riferimento alla sfera legata all’ambito alimentare, nel nostro attuale sistema esiste una legge in riferimento alla “tracciabilità degli alimenti e relative sanzioni” (Regolamento CE n.178/2002) in cui la sicurezza è garantita per tutta la filiera produttiva “from farm to fork”, attraverso il quale è – appunto – possibile seguire tutto il processo di vita e di lavorazione del prodotto, se si tratta di carne da quale allevamento proviene, dove e con quali mangimi è stato allevato, come è stato macellato, fino all’arrivo al banco del supermercato. Il America l’unica verifica avviene soltanto sul prodotto finito, un esempio è l’utilizzo della clorina sulla carne di pollo (modalità di igienizzazione), molto diffusa in America ma proibita in UE. Per cui per chi decidesse di procedere con la redazione della tracciabilità dei propri prodotti in etichetta andrebbe a ricevere una sovra tassazione, che inevitabilmente andrebbe a pagare il cliente finale! Per non parlare della questione ormoni nelle carni: in Europa il bestiame non può ricevere ormoni (per farlo crescere di più e più in fretta), in America tale utilizzo è invece consentito, stessa cosa vale per gli antibiotici dove in Europa il limite del loro utilizzo è assai minore e più restrittivo. Infine in Europa, l’utilizzo di OGM deve essere indicato in etichetta se superiore dello 0,9%, negli Stati Uniti tale informazione non è mai presente in etichetta.

Ritornando alle questioni legate ai temi prettamente economici, SCdM ci ha spiegato che l’unico vero elemento comune in tutto il mondo (valuta a parte) resta soltanto la moneta. E qui di rende evidente l’asimmetria fra dimensione finanziaria e quella produttiva.

In questo momento ci troviamo di fronte ad un bivio in cui o la crescita del mondo globalizzato si decidere a spingere ancora più in alto e ampliare in maniera esponenziale i sistemi di integrazione mondiale, allargando ancora di più i propri confini oppure la controspinta vedrà una drastica regressione, un repentino tornare indietro. Tenendo poi sempre presente il fatto che i Paesi del Medio Oriente sono quelli che hanno la maggiore instabilità del mondo.

E’ stata poi affrontata la spinosa tematica della Turchia, definita da SCdM come società molto moderna e dinamica che ha visto un Erdogan, soggetto che ha portato avanti la sua strategia di uomo apparentemente laico capace di assecondare il movimento più integralista turco. Ha scelto il compromesso creando una situazione di precario equilibrio, per questo ha fatto un’azione di forza, data l’incapacità di tenere insieme elementi così contrapposti. Oltre a questo ha influito la contraddizione fra il mondo occidentale che voleva la Turchia in Europa e chi invece ha manifestato serie perplessità in relazione alla forte incidenza del mondo musulmano. In questo momento la Turchia sta vivendo una fase molto critica anche in relazione alla rivendicazione, da parte del popolo turco, del proprio ruolo in Iraq.

SCdM ha concluso il proprio intervento ricordando che l’economia ha bisogno di stabilità per programmare il proprio futuro. Ha evidenziato le contraddizioni della moneta unica europea, sebbene questo sia stato l’unico elemento che ha creato le basi per l’europa unita evidenziando però un dato economico che fa molto riflettere: il 72% dell’import/export avviene all’interno dell’Europa fra gli stati membri mentre soltanto il 9% avviene fuori Europa ma, ma il dato che è più allarmante sta nel fatto che il 9% è la stessa percentuale del 1936!

Nel 2000, quando è nata l’Europa dovevano avvenire certe riforme che non sono state fatte ed ora, inevitabilmente, stanno aumentando le differenze fra un Paese e l’altro. In un concetto federale la moneta unica avrebbe dovuto portare ad un processo di integrazione economica fra i vari Paesi. Gli Stati Uniti fino alla Guerra Civile dell’800 erano un Paese marginale rispetto allo scenario internazionale. Soltanto in seguito alla guerra civile gli Stati Uniti hanno preso un proprio spazio e un proprio ruolo proprio perché vi erano stati dei vincitori e dei vinti. In Europa si pretende di vedere la Germania come vincitore senza che vi sia stata una reale conquista e che la stessa, che non si è mai realizzata, abbia raggiunto attraverso un sacrificio per ottenere riconosciuto questo fattore, tanto che gli altri stati non sono disponibili a riconoscere questa situazione, ponendo limiti e freni allo sviluppo economico europeo. Tenete presente che la Costituzione Europea è stata rifiutata proprio dalla Francia ed oggi la moneta unica sottrae libertà ai vari Paesi , senza creare un meccanismo di flessibilità fiscale. L’unico equilibrio è generato unicamente dalla deflazione in cui i sistemi meno produttivi, come per l’Italia, devono necessariamente ridurre i prezzi e quindi anche i salari: questo e l’unico meccanismo  per continuare a stare all’interno dell’Europa, perlomeno fino a quando non verranno creati meccanismi fiscali in grado di riallineare le differenze di produttività.